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In un gruppo alcuni sono più inclini a definire i problemi, altri a risolverli.

In genere il leader è più concentrato sul problem setting, o almeno dovrebbe esserlo, perché se un leader si mette anche a risolvere i problemi più marginali, non è un buon capo, non sa delegare ai suoi collaboratori.

Il leader dovrebbe limitarsi a porre domande.

La dinamica delle domande nel gruppo avviene in vari modi.

Chi fa domande conosce già le risposte, e vuole verificare se anche gli altri le conoscono. E' il caso del maestro che interroga un allievo, o del capo che interroga un collaboratore su una certa procedura per vedere se la conosce.

Chi fa domande non ne conosce le risposte che sono conosciute da chi risponde. E' il caso di chi chiede un'informazione, il nome di una strada, un dato economico al ragioniere.

Chi fa domande non conosce le risposte che non sono conosciute neanche da chi è interrogato. Queste sono le domande cruciali per la definizione del problema, in quanto spingono i collaboratori a indagare, a cercare in giro per poter rispondere.

In tal modo il leader stimola i componenti del suo gruppo a porsi anche loro domande, e quindi a partecipare in modo attivo al setting del problema.

Naturalmente chi fa domande nuove deve accettare le risposte, anche se sono diverse dalle sue aspettative, altrimenti il gruppo si frustra e si sfalda, sentendosi deresponsabilizzato.

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