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<Diversità di livello fra setting e solving

L’intervista

Domande da farci

Domande e risposte

Il problema è una domanda, la soluzione una risposta.

Il setting fa le domande, il solving cerca le risposte.

Ogni domanda pone un problema. Ogni risposta lo risolve. L'enunciazione di un problema finisce con una domanda che presume una risposta. Se porre i problemi è più difficile che risolverli, fare domande è più difficile che dare risposte. Anche perché chi fa domande non sa, chi dà risposte sa o dovrebbe sapere. Chi fa domande deve individuare chi sa dargli risposte.

Come porsi le domande? Come porle ad altri?

Come trasformare il disagio in una serie di domande?

La domanda deve contenere una certa quantità di informazioni che si aprono verso argomenti che non si conoscono.

Tutto il problema parte da elementi noti per chiedere qualcosa che non si sa ancora. La formulazione del problema finisce con una domanda o comunque con una richiesta.

La domanda è come un titolo, che introduce un argomento ma non lo sviluppa.

Possiamo fare una domanda diretta sull’argomento che vogliamo conoscere. Oppure una domanda indiretta, su argomenti collaterali e possibilmente incrociati. Si usa questa tecnica quando una domanda diretta sarebbe imbarazzante e non porterebbe a risposte attendibili.

Diversità di livello fra setting e solving

C’è diversità fra chi pone il problema e chi lo risolve.

Pongo un problema di cui conosco la soluzione, per vedere se il mio interlocutore arriva alla stessa soluzione (ne so più di lui).

Pongo un problema di cui non conosco la soluzione, sperando che il mio interlocutore sappia risolverlo (ne sa più di me).

Anche se pongo un problema a me stesso mi trovo nel secondo caso. Come solutore del mio problema ne so di più di quanto ne sapevo quando mi sono posto il problema.

L’intervista

L’intervistatore fa domande per professione. Fare domande di routine è facile, perché girano intorno al problema. Fare domande interessanti è difficile perché significa che è stato posto bene il problema.

L’intervistato può non rispondere a tono:

  • elude il problema

  • lo mistifica

  • sostituisce un altro problema

Elusione e rifiuto del problema:

  • io non posso rispondere

  • io non voglio rispondere

  • la tua domanda non ha una risposta

  • non ti ritengo legittimato a farmi una simile domanda

  • non ti stimo abbastanza per permetterti di farmi questa domanda

Domande da farci

Ecco alcune domande che ci possiamo fare prima di affrontare un problema:

  • Che manca? 

  • Che voglio? 

  • Che voglio cambiare? 

  • Che voglio essere, avere, fare? 

  • Che voglio sapere? 

  • Che voglio far sapere?

  • Che cosa succederà se non affrontiamo il problema?

Questo è un elenco di domande tratto da una pagina web di Nicola Piccinini:

  • Domande su analisi del disagio:
    • Dove si manifesta, come, quando?
    • Quanti partecipanti sono coinvolti?
    • Con quali conseguenze?
    • Da quanto tempo dura?
    • Come incide sul morale degli altri partecipanti che in qualche modo sono coinvolti?
    • Si era manifestato altre volte?
    • Con quali caratteristiche e conseguenze?
  • Domande sulla definizione della situazione
    • Quali sono le condizioni che determinano il disagio?
    • Da quale situazione si parte?
    • Com’è l’ambiente in cui ci si trova e quanto incide sulla situazione?
    • Quali sono gli attori della vicenda?
    • Che cosa fanno?
    • Come si muovono?
    • Con quali dinamiche?
    • Quali circostanze intervengono nella situazione attuale?
    • Sono interne o esterne?
    • Quali sono le cause che hanno generato la situazione attuale?
  • Domande sulla ricerca di vie di uscita. Preso atto del disagio (succede questo) e delle condizioni (la situazione è questa), si cercano le vie di uscita.
    • Che cosa si vede all’orizzonte?
    • Quali sono le porte per uscire e le vie da imboccare?
    • Su quali direttive ci si può muovere?

Domande e risposte

Chi fa domande si pone in una situazione diversa rispetto a chi risponde. In alcuni casi c'è chi fa solo domande e chi è autorizzato solo a rispondere, come accade per un interrogatorio di polizia.

Chi domanda può avere più potere di chi risponde, o viceversa.

Nel primo caso la domanda ha lo scopo di verificare se chi risponde è in regola, è adeguato.

Nel secondo caso chi domanda chiede qualcosa a chi può dargliela o negargliela.

Chi domanda conosce la risposta e aspetta che chi risponde dia la risposta giusta. E' il caso del maestro con l'allievo.

Chi domanda non conosce la risposta che è conosciuta da chi risponde. E' il caso dell'allievo che chiede al maestro.

Chi domanda e chi risponde non conoscono la risposta, quindi la domanda ha la funzione di stimolo per cercare una risposta possibile. E' il caso di un giudice istruttore che promuove un'indagine.

Le domande retoriche contengono in sé la risposta. "Vogliamo perdere tutti i vantaggi acquisiti finora?" La risposta implicita è "NO".

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