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Outdoor training

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A metà fra il gioco d'aula e l'intrattenimento da convention e da tempo libero si trova l'outdoor training, un modo di fare formazione che nasce nel 1941 in Gran Bretagna ad opera di Kurt Hahn con una scuola di formazione per salvataggi in mare rivolta a giovani aristocratici inglesi per sviluppare la loro forza di carattere.

L'outdoor va da semplici tecniche all'aperto a campi attrezzati, fino a progetti complessi di più giornate, con follow up dopo qualche mese per valutare gli effetti del cambiamento ottenuto.

Non va confuso con il puro divertimento, con lo sport o con il survival, perché il suo scopo è sempre la formazione, e cioè uno sviluppo della persona e un cambiamento nel comportamento.

L'esperienza all'aperto, possibilmente in ambiente naturale come boschi, montagna, mare, lago, fiume, è uno strumento e una metafora degli impegni e delle tensioni che si affrontano ogni giorno nel lavoro e nella vita. La metafora è più forte e coinvolgente di un gioco o di una esercitazione in aula.

Occorre perciò preparare prima il progetto e le persone, valutare il tipo di cambiamento desiderato e se è utile un'esperienza outdoor, definire il tipo di follow up. Ovviamente le cose cambiano se l'outdoor training è il protagonista dell'evento, o se interviene come semplice ingrediente per dare un carattere ad un evento di altro genere come una convention per la forza vendita.

L'outdoor training è molto adatto a sperimentare processi di problem solving, da soli e in gruppo. Per risolvere i problemi ci si cimenta anche in situazioni che richiedono negoziazione, comunicazione, leadership, visione progettuale.

Come esempio penrsiamo alla discesa di un fiume con zattere costruite dai gruppi, all'orientering che impone di raggiungere una meta in un ambiente sconosciuto come un bosco o una montagna, ad una regata velica dove si deve formare l'equipaggio e coordinare le azioni per governare la barca. Le esperienze possono essere arricchite da elementi narrativi e spettacolari: la barca a vela può diventare un galeone di pirati che va a caccia del tesoro sull'isola che c'è.

L'outdoor training mette le persone di fronte ad esperienze insolite, e quindi produce emozioni più o meno forti. Al tempo stesso è meno stressante di situazioni problematiche lavorative, perché è pur sempre un gioco da cui si può entrare e uscire a piacimento.

Tuttavia, qualunque cosa si faccia, è essenziale fare un buon debriefing, per calare l'esperienza nella realtà lavorativa dei partecipanti, e per sciogliere in modo utile e personalizzato la metafora.

Per saperne di più: Marco Rotondi, Formazione outdoor: apprendere dall'esperienza, Franco Angeli, 2004

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