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Il problem setting può servire
a definire problemi in una situazione conflittuale.
Spesso il conflitto sorge su un problema latente, non definito. Il problema definito non genera conflitto, ma spirito di collaborazione per risolverlo. Il conflitto è tensione fra due ansie. Il problema definisce le ansie, le pone all'esterno. Di fronte ad una minaccia esterna i conflitti cedono alla cooperazione per difendersi. E' tipico il caso di clan familiari che litigano fra di loro, ma poi si uniscono per combattere un nemico straniero. Nei conflitti l'aggressività va scaricata sui problemi, non sulle persone (sul peccato, non sul peccatore). Nel conflitto vince il più forte, ma solo al momento del conflitto. Chi perde in genere serba rancore, e la farà pagare al vincitore al momento buono. Nella definizione e soluzione del problema vince chi propone la soluzione più elegante, cioè quella che ha un rapporto migliore fra costi e benefici. Quando non è così, il conflitto è ancora presente nel processo di problem solving, per cui non viene accettata la soluzione migliore, ma quella più gradita a chi ha il potere più forte. Così facendo il problema non viene né definito né risolto, e si ripresenta alla prossima occasione. O nel migliore dei casi si dissolverà, o sarà risolto da altri. |
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